Parrocchia di Lamone-Cadempino

 

Lettera del Parroco

Indice

Lettera

“La fine di tutte le cose è vicina. Siate dunque moderati e sobri, per dedicarvi alla preghiera. Soprattutto conservate tra voi una grande carità, perché la carità copre una moltitudine di peccati. Praticate l’ospitalità gli uni verso gli altri, senza mormorare. Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta, mettendola al servizio degli altri, come buoni amministratori di una multiforme grazia di Dio.”
(1 Pietro 4,7-10).

Con questo brano della prima lettera di Pietro apro il mio saluto augurale a tutti voi, parrocchiani e non. Siamo già in Avvento inoltrato e ci apprestiamo a vivere un altro Natale. Diverso? Uguale agli altri anni? Con lo stesso stress e la medesima corsa affannosa sotto le feste? Speriamo di no. Ma sta a noi fare in modo che il Natale di quest’anno sia diverso, più vero e più vissuto.

Come? Mettendo veramente al centro del nostro cammino, non solo in Avvento, Gesù Cristo, “il fine di tutte le cose”. Proprio così. Gesù “è più vicino ora di quando diventammo credenti” (Romani 13,11). Perché con l’Avvento impariamo a conoscerlo di più, ad amarlo, a sentirlo vivo dentro e fuori di noi. Gesù deve essere il centro della nostra vita se vogliamo riuscire al meglio in tutte le cose. Perché in Gesù troviamo quegli stimoli per andare avanti, in lui troviamo la chiave di lettura per vivere la nostra vita di cristiani impegnati a credere e a testimoniare la nostra fede in Gesù Salvatore e Redentore.

Se riusciamo a vivere in lui e di lui, a credere che la sua presenza è importante per la nostra vita, allora anche il nostro vissuto quotidiano è corroborato, rafforzato, stimolato dalla sua presenza. E di conseguenza anche le nostre azioni, le nostre parole saranno impostate sulla sua Parola di vita. Perché lui ci guida alla scelta di ciò che è “vero, nobile, giusto, puro, onorato, quello che è virtù e merita lode” (Filippesi 4,8). Ecco che allora la nostra vita acquista un senso più alto e divino, di esempio e di testimonianza proprio perché ispirata e vissuta sull’esempio di Colui che viene. Certo che a parole tutti possiamo dire di vivere così, ma un altro conto è la pratica.

È veramente diverso mettere in pratica il Vangelo, portare quella ventata di ottimismo, di fiducia e di speranza nella quotidianità.

Se ci facciamo caso sono rare le persone che incontriamo e che dicono di essere contente, felici e serene, proprio perché si inizia con l’elenco dei problemi e delle magagne che abbiamo.

Ognuno ha qualche cosa di cui lamentarsi, quasi a fare la gara nell’elenco dei punti negativi. Però ci sono anche persone che malgrado abbiano gli stessi problemi di tutti, riescono a trasmettere serenità, contentezza e gioia di vivere. E non necessariamente devono dichiararsi
credenti e praticanti.

Ma hanno uno sguardo positivo verso la vita e verso il futuro. Ciò che noi, spesso e paradossalmente non abbiamo. Forse che non siamo capaci di tradurre in pratica il messaggio di Gesù: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace” (Giovanni 14,27)? Il Natale di Gesù è soprattutto pace, gioia e serenità. E qui sta racchiuso il centro della vita cristiana. La nascita di Gesù porta nel mondo questi valori, e se noi riusciamo a viverli proprio come un valore per la nostra vita, allora la nostra esistenza acquista più senso perché cambierà nel profondo.

Non sono solo parole di circostanza o beneauguranti, queste, ma sono parole intense, profonde e vere. Il cristiano deve avere pace dentro di sé, come una componente essenziale della vita, se vuole veramente portare la pace agli altri, quella pace che non è solo assenza di conflitti e ostilità, ma che è apertura al divino. Che è gioia, non solo euforia e contentezza per tante cose, ma è la gioia dei puri di cuore, dei semplici e degli umili, che si contentano del poco che hanno e del grande amore che portano nel cuore e che riescono a donare.

Tutto questo nella serenità, nella convinzione che dalla vicinanza costante con il Signore si attinge questo sentimento positivo che aiuta nel cammino non sempre facile della vita. Saper essere accanto al Signore che viene, saper entrare nel suo Mistero divino per riuscire a vivere con Gesù nel cuore, questo ci porta a vivere un Natale diverso, più vero, magari più povero, ma con la ricchezza che viene dalla costante amicizia con Dio, quel tesoro che non ha prezzo proprio perché è Dio stesso.

Don Osvaldo