Parrocchia di Lamone-Cadempino

 

L'ATTO DI AFFIDAMENTO

Indice

Il Totus tuus, il totale affidamento a Maria costituisce la chiave per entrare in quel ‘luogo spirituale’ dove è possibile incontrare più da vicino Giovanni Paolo II. Nel suo insegnamento e nella sua vita egli ha mostrato in maniera eloquente che la consacrazione alla Vergine non è una devozione fine a se stessa ma realizza un vero e proprio stato di vita, tocca cioè l’identità più profonda della persona e ne costituisce un elemento della vocazione: il cristiano diventa consacrato a Maria per essere più pienamente e più perfettamente conforme a Gesù Cristo. Su questa base, che accomuna il Papa ai grandi santi come Louis Grignon de Montfort e Massimiliano Kolbe e a tutta quella grande tradizione mariana che inizia quando l’apostolo Giovanni prende Maria con sé (Gv 19,27), poggia tutto il dinamismo spirituale che ha costantemente sospinto il cuore di Giovanni Paolo II.

Papa Benedetto XVI ha illuminato la personalità del suo grande predecessore riferendosi in maniera speciale a questa dimensione della sua vita: “In lui abbiamo potuto ammirare la forza della fede e della preghiera e un totale affidamento a Maria Santissima che l’ha sempre accompagnato e protetto, specialmente nei momenti più difficili e drammatici della sua vita. Potremmo definire Giovanni Paolo II un Papa totalmente consacrato a Gesù per mezzo di Maria, come ben era evidenziato nel suo stemma: Totus tuus”. L’atto di consacrazione quindi non è un semplice gesto, ma è qualcosa che esprime una verità, dei contenuti dati dalla fede, si rende visibile in precise modalità di vita, ha delle applicazioni concrete e porta con sé delle conseguenze esigenti. In modo molto sintetico ma straordinariamente completo ed essenziale, Giovanni Paolo II ha espresso tutto questo in una delle sue ultime udienze. Rivolgendosi ad una Fraternità inserita nella sua stessa dimensione della consacrazione alla Vergine Maria, il Santo Padre diceva: “Amate la Madonna alla quale vi siete totalmente consacrati e siate come Lei fedeli discepoli di Cristo”.

La fedeltà a Cristo è sempre il primo esito della consacrazione a Maria, una fedeltà che presenta però come prima condizione indispensabile la serietà della comunione nella Chiesa: “Servite la Chiesa con entusiasmo coltivando l’unità e la piena sintonia con i Pastori”. La comunione sostiene a sua volta l’efficacia missionaria che proviene dall’affidamento a Maria: “Sarete così efficaci testimoni di Colui che dall’alto della croce ci ha tutti affidati come figli alla sua dolcissima Madre”. Essere fedele discepolo di Cristo: questa è stata, senza dubbio, la dimensione principale della vita di Giovanni Paolo II dalla quale proviene un grande potenziale di testimonianza, come ha illustrato Papa Benedetto XVI celebrandone le esequie in qualità di Decano del Sacro Collegio e nel Messaggio dopo la concelebrazione con il Collegio dei cardinali: “Nell’ora della morte, conformato al suo Maestro e Signore, Giovanni Paolo II ha coronato il suo lungo e fecondo pontificato, confermando nella fede il popolo cristiano, radunandolo intorno a sé e facendo sentire più unita l’intera famiglia umana. Come non sentirsi sostenuti da questa testimonianza? Come non avvertire l’incoraggiamento che proviene da questo evento di grazia?” Ciò che si è sperimentato nei giorni della morte e dei funerali di Giovanni Paolo II è stata in effetti la manifestazione della ricchezza della sua anima totalmente consegnata a Dio per le mani di Maria. Di fatto si è realizzato ciò che il Santo Padre aveva lasciato scritto nel suo Testamento sin dal 1980: “Nella vita e nella morte Totus tuus mediante l’Immacolata. Accettando già ora questa morte, spero che Cristo mi dia la grazia per l’ultimo passaggio, la mia Pasqua. Spero anche che la renda utile per questa più importante causa alla quale cerco di servire: la salvezza degli uomini, la salvaguardia della famiglia umana e in essa di tutte le nazioni e dei popoli, utile per le persone che in modo particolare mi ha affidato, per la questione della Chiesa, per la gloria dello stesso Dio”. Papa Benedetto XVI ha potuto per questo iniziare il suo ministero ricollegandosi ai frutti spirituali del magistero di Giovanni Paolo II che “lascia una Chiesa più coraggiosa, più libera, più giovane. Una Chiesa che, secondo il suo insegnamento ed esempio, guarda con serenità al passato e non ha paura del futuro”. La fedeltà a Cristo ha significato per Giovanni Paolo Il particolare fedeltà alla consegna lasciata da Cristo morente al discepolo che amava: l’affidamento di Giovanni a Maria e di Maria a Giovanni. Notava infatti il Papa che “tale consegna al discepolo prediletto pone i cristiani nella relazione filiale di Gesù verso Sua Madre, mettendoli nella condizione di crescere nell’intimità con entrambi. Il culto che la Chiesa rende alla Vergine non è solo frutto di una spontanea iniziativa dei credenti dinanzi al valore eccezionale della sua persona e l’importanza del suo ruolo nell’opera della salvezza, ma si fonda sulla volontà di Cristo. Le parole: ‘Ecco la tua madre’ esprimono l’intenzione di Gesù di suscitare nei discepoli un atteggiamento di amore e di fiducia verso Maria, conducendoli a riconoscere in Lei la loro madre, la madre di ogni credente. L’affidamento a Maria è dunque presente sin dalle origini del processo di formazione della comunità ecclesiale ed è una forza che incide nella vita della Chiesa dal momento che “Gesù sulla Croce non ha proclamato formalmente la maternità universale di Maria, ma ha instaurato un concreto rapporto materno tra Lei e il discepolo prediletto. In questa scelta del Signore si può scorgere la preoccupazione che tale maternità non venga interpretata in senso vago, ma indichi l’intenso e personale rapporto di Maria con i singoli cristiani. Possa ciascuno di noi, proprio per questa concretezza della maternità universale di Maria, riconoscere pienamente in Lei la propria Madre, affidandosi con fiducia al Suo amore materno”.

Qui si tocca l’aspetto essenziale della consacrazione alla Vergine: il rapporto personale. Il legame che si instaura tra l’Immacolata e il consacrato, infatti, si stringe a livello della storia interiore, di quella che il Papa chiamava la storia delle anime. E in questa dimensione emerge tutto il valore dell’affidamento che fa crescere la persona che consapevolmente si affida a Maria. Ci troviamo a questo punto di fronte ad uno degli elementi più importanti del Magistero di Giovanni Paolo II: “La perfezione dell’uomo non sta nella sola acquisizione della conoscenza astratta della verità, ma consiste in un rapporto vivo di donazione e di fedeltà verso l’altro. In questa fedeltà che sa donarsi l’uomo trova piena certezza e sicurezza”. Il Papa ha da sempre portato avanti questa convinzione che si può riassumere ancora con le parole dell’enciclica Fides et ratio: “La capacità e la scelta di affidare se stessi e la propria vita a un’altra persona costituiscono certamente uno degli atti antropologicamente più significativi ed espressivi”. Proprio perché il Papa ha sempre considerato la donazione totale di se stessi come massima espressione della umanità creata per la comunione ad immagine di Dio, ha voluto estendere il valore dell’atto di affidamento a tutta la Chiesa. E lo ha fatto coinvolgendosi con quelle modalità precise indicate dalla Vergine Maria a Fatima e trasmesse a tutta la Chiesa da suor Lucia: Memorie, specialmente la terza e la quarta, redatte nel 1941. Il messaggio di Fatima, come ben si sa, va collegato alle vicende dell’attentato del 13 maggio 1981 che hanno senza dubbio contribuito a portare in primo piano l’urgenza della Consacrazione chiesta da Maria e la gravità di tutto quel complesso di realtà storiche per le quali la Vergine aveva annunciato ai pastorelli che “il Santo Padre avrà molto da soffrire”. Il 25 marzo 1984 Papa Giovanni Paolo II compie solennemente questo Atto di affidamento della Chiesa e dell’umanità in unione con tutti i vescovi, atto che, come suor Lucia confermerà qualche tempo dopo, adempie le modalità richieste dalla Madonna.

In questo gesto emblematico si possono inserire anche le altre diverse circostanze in cui il Papa ha voluto pubblicamente affidare a Maria determinate necessità della Chiesa, del mondo o di alcuni popoli e a questa consegna fiduciosa nelle mani della Madre il Papa attribuiva grandi vittorie storiche e cambiamenti epocali. I mutamenti dell’Europa dell’Est avvenuti nel 1989, ad esempio, rientrano in questo processo storico: “La lotta che ha portato ai cambiamenti dell’89 ha richiesto lucidità, moderazione, sofferenza e sacrifici; in un certo senso, essa è nata dalla preghiera e sarebbe stata impensabile senza un’illimitata fiducia in Dio, Signore della storia che ha nelle sue mani il cuore degli uomini. Grazie al sacrificio di Cristo sulla Croce la vittoria del regno di Dio è acquisita una volta per tutte; tuttavia la condizione cristiana comporta la lotta contro le tentazioni e le forze del male. Solo alla fine della storia il Signore ritornerà nella gloria per il giudizio finale (Mt 25,31) con l’instaurazione dei cieli nuovi e della terra nuova ma, mentre dura il tempo, la lotta tra il bene e il male continua fin nel cuore dell’uomo”. Queste parole collocano, nella forma teologica propria di un’enciclica, gli stessi accenti spirituali con i quali il Santo Padre si era rivolto alla Vergine Maria in piazza San Pietro il 25 marzo 1984, parole che racchiudono il valore che egli stesso conferiva alla consacrazione: “Trovandoci davanti a Te, Madre di Cristo, dinanzi al Tuo Cuore Immacolato, desideriamo insieme con tutta la Chiesa, unirci alla consacrazione che, per amore nostro, il Figlio Tuo ha fatto di se stesso al Padre: ‘Per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità’ (Gv 17,19). Vogliamo unirci al nostro Redentore in questa consacrazione per il mondo e per gli uomini, la quale, nel suo Cuore divino, ha la potenza di ottenere il perdono e di procurare la riparazione. La potenza di questa consacrazione dura per tutti i tempi ed abbraccia tutti gli uomini, i popoli e le nazioni e supera ogni male che lo spirito delle tenebre è capace di ridestare nel cuore dell’uomo e nella sua storia”. In questa “potenza della consacrazione” il Papa ha sempre confidato, in ogni circostanza. Lo aveva espresso in una delle ultime occasioni davanti ai polacchi riuniti nel suo caro santuario di Kalwaria Zebrzydowska con parole che rappresentano bene il solco lasciato nella storia da questo testimone straordinario della fede: la donazione totale a Dio per mezzo di Maria porta a compimento la vocazione ricevuta: “Madre Santissima, Nostra Signora di Kalwaria, ottieni anche a me le forze del corpo e dello spirito, affinché possa compiere fino alla fine la missione assegnatami dal Risorto. A Te rimetto tutti i frutti della mia vita e del mio ministero; a Te affido le sorti della Chiesa; a Te consegno la mia nazione; in Te confido e a Te ancora una volta dichiaro: Totus Tuus, Maria! Totus Tuus. Amen”.

Il legame di Giovanni Paolo II con chi ne ha seguito le orme continua per la forza della preghiera. Così è stato negli anni del pontificato e tale rimane l’eredità lasciata nel suo ultimo viaggio in patria con parole che, rilette ora, risplendono di una luce nuova e sono per tutti noi cariche di grande responsabilità: “Quando ho visitato questo santuario nel 1979 vi ho chiesto di pregare per me, finché sono vivo e dopo la mia morte. Oggi ringrazio voi e tutti i pellegrini di Kalwaria per queste preghiere, per il sostegno spirituale che ricevo continuamente. E continuo a chiedervi: non cessate di pregare – lo ripeto ancora una volta - finché sono vivo e dopo la mia morte. Ed io, come sempre, ricambierò la vostra benevolenza raccomandando voi tutti a Cristo misericordioso ed a sua Madre”.

Marco Vignati